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The Movie

I am a blade of grass,
a trembling blade of grass,
and my homeland is where
the grass trembles.
A breath can transplant
my seed far away.

Io sono un filo d’erba
un filo d’erba che trema.
E la mia Patria è dove
l’erba trema.
Un alito può trapiantare
il mio seme lontano.

 – Rocco Scotellaro –

 

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Selections & Awards

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Awards & Mentions

Lake Como Film Festival 2016
Menzione speciale della Giuria

«La pellicola Montedoro racconta il drammatico abbandono degli antichi centri storici e del paesaggio agrario, nella specifica realtà lucana, ma analogo nelle forme e nelle ragioni storiche, a innumerevoli situazioni italiane che hanno segnato la dissociazione tra la civiltà contadina e la perdita di significati della società contemporanea.»

Gallio Film Festival 2016
Menzione speciale della Giuria

«Alla produzione di Montedoro per aver costruito il film mediante una rete di coproduzioni internazionali ormai necessarie alla produzione cinematografica italiana che non vuole cedere ai compromessi di un mercato che ci piace sempre di meno.»

 

synopsis

Synopsis

A middle aged American woman unexpectedly discovers her true origin after her parents died. Deeply moved, in the midst of an identity crisis, she decides to travel, hoping to find her birth mother whom she hads never known. She therefore goes to a small and remote place in the South of Italy, Montedoro. She finds an apocalyptic scene when she gets there: the village, resting on a majestic hill, is completely abandoned and nobody seems to live there anymore. Thanks to a casual meeting with a few mysterious people, those that had never wanted to abandon the village, the protagonist undergoes a fascinating and magical voyage through time and memory, re-joining the spectres of an unknown past that belongs to her, that is part of her family story and part of that ancient and mysterious community that is now extinct, but will come to life one last time.

Una donna americana di mezza età scopre inaspettatamente le sue vere origini solo dopo la morte dei genitori. Profondamente scossa, e in preda ad una vera e propria crisi di identità, decide di mettersi in viaggio sperando di poter riabbracciare la madre naturale mai conosciuta. Si reca così in un piccolo e remoto paese dell’Italia del Sud, Montedoro. Al suo arrivo viene sorpresa da uno scenario apocalittico: il paese, adagiato su una maestosa collina, è completamente abbandonato e sembra non ci sia rimasto più nessuno. Grazie all’incontro casuale di alcune persone misteriose, quelle che non hanno mai voluto abbandonare il paese, la protagonista compirà un affascinante e magico viaggio nel tempo e nella memoria ricongiungendosi con gli spettri di un passato sconosciuto ma che le appartiene, è parte della sua saga familiare e di quella di un’antica e misteriosa comunità ormai estinta che rivivrà per un’ultima volta.

 

trailer

Trailer

directors-notes

Director’s Notes

by Antonello Faretta

One day, whilst I was travelling through my region, I found myself in an abandoned place. A village that had become a ghost town after a landslide fifty years ago. And then an American woman, looking for her mother, appeared in this disintegrating carcass that had once been a community. This woman was searching through the ghosts, the dead that lay on the hill where the village rested. I convinced myself that I had to stay there and search through the cracks of this village and dissect this woman’s life story.
Perhaps there, among the ruins of Montedoro, I would be able to find my homeland too.

Un giorno, mentre viaggiavo nella mia regione, mi sono ritrovato in un luogo abbandonato. Un paese diventato fantasma in seguito ad una grande frana cinquant’anni fa. E poi è arrivata una donna americana che cercava la madre in questa carcassa disgregata che un tempo era stata comunità. Questa donna cercava tra i fantasmi, tra i morti che giacciono sulla collina del paese. Mi sono convinto che dovevo restare là a spiare tra le crepe del paese e di questa donna.
Forse là, tra le macerie di Montedoro, c’era anche la mia Patria.

 

gallery

Gallery

Film Frame / Fotogrammi

montedoro_galley

about-the-movie

About the Movie

«Montedoro makes this place memorable and finally puts an end to my temptation to make a film in Craco.»
«Montedoro rende questo luogo indimenticabile, e pone finalmente fine alla mia tentazione di fare un film a Craco.»
Abbas Kiarostami

 

«A rare and unique film, i’ve never seen anything like it!»
«Un film unico e raro, non ho mai visto nulla del genere!»
Michelangelo Frammartino

 

«A film suspended between past and present, between dream and waking that goes beyond any code and any rule, showing us the way to the cinema of the future.»
«Un film in bilico tra passato e presente, tra sogno e veglia che travalica qualsiasi codice e qualsiasi regola indicandoci la strada per il cinema del futuro.»
Bruno Di Marino

 

«Faretta’s is the first exceptional film about the marginal places of Italy. It is not an event, it is a spiritual affair.»
«Quello di Faretta è il primo grande film sull’Italia dei margini. Non è un evento, è una vicenda dello spirito.»
Franco Arminio

 

«I have fought all my life in order to not surrender in the ethos of origins. Everything seemed to be forgotten, but it wasn’t, it’s still all there, like in Montedoro, waiting for me to return.»
«Ho lottato tutta la vita per non soccombere nell’ethos delle origini. Sembrava tutto dimenticato, invece è ancora tutto lì, come a Montedoro, in attesa del mio ritorno.»
Andrea Di Consoli

 

«Montedoro is more than a film: it is an adventure of initiation, a sacred representation, a lyrical parable on the sky that is hidden in the cracks, in the magma, in the violence of memory.»
«Montedoro e più d’un film: e un’avventura iniziatica, una sacra rappresentazione, una parabola lirica su quel cielo che si annida nelle crepe, nel magma, nella violenza della memoria.»
Paolo Lagazzi

 

«Montedoro stroke me: I found stones entwined with births and deaths; the harsh words of a dialect that is also my own, as if made of the same stone. I found abandoned houses and the indisputable presence of certain absences…»
«Montedoro mi ha folgorato: ho trovato le pietre intessute di parti e morti; le parole dure di un dialetto che è anche il mio, di pietra allo stesso modo; ho trovato le case abbandonate e la presenza indiscutibile di certe assenze…»
Carmen Pellegrino

 

«A great, great movie! After watching it you just want to go to live in Craco. Thank you for having created it, it will reach our heart, for sure.»
«Un grande, grande film! Dopo averlo visto viene solo voglia di andare a vivere a Craco. Grazie per averlo realizzato, arriverà al cuore, statene certi.»
Simone Massi

 

 

Franco Arminio 
Montedoro, a spiritual affair
I talked at length with Antonello about this work; we spoke of the many difficulties he encountered in completing it. And now the film is ready and it’s a unique work: a film that deviates completely from commercial cinema, a film of earth and silence, of wrinkles and clouds. This work for me marks another happy moment, after that of Matera becoming the capital of culture. At first, the film is very similar to the films of Kiarostami, then slowly Faretta finds his identity, he allows the strength of the places and faces to express itself. My friends are all great: Joe Capalbo, Caterina Pontrandolfo, Domenico Brancale, Aurelio Donato Giordano. I am happy to have encouraged and somehow inspired this work. I am happy that the story of Craco was told by a young Lucanian director. The landscape is not used as a backdrop, but it is the main protagonist of the story. A story that searches for life in one of those places that are considered dead just because they are no longer inhabited by humans. But Craco is alive and Faretta has resuscitated its heart. The lesson conveyed straightforwardly is that life can tell us something only when it is lost, out of course. Faretta’s is the first exceptional film about the marginal places of Italy. It is not an event, it is a spiritual affair.

Montedoro, una vicenda dello spirito
Con Antonello abbiamo parlato a lungo di questo lavoro, abbiamo parlato delle tante difficoltà per realizzarlo. Ed ora il film c’è ed è un’opera unica: un film lontanissimo dal cinema industriale, un film di terra e di silenzio, di rughe e nuvole. Questo lavoro per me segna un altro felice momento, dopo quello di Matera che diventa capitale della cultura. All’inizio il film somiglia molto al cinema di Kiarostami, poi lentamente Faretta trova il suo passo, lascia parlare la forza dei luoghi e dei volti. Tutti bravissimi i miei amici: Joe Capalbo, Caterina Pontrandolfo, Domenico Brancale, Aurelio Donato Giordano. Sono felice di aver incoraggiato e in qualche modo ispirato questo lavoro. Sono felice che Craco è stata raccontata da un giovane regista lucano. Il paesaggio non è usato come fondale, ma è il protagonista principale della storia. Una storia che va a scovare la vita in uno di quei luoghi che diciamo morti solo perché non piu abitati da umani. E invece Craco è viva e Faretta ha rimesso in moto il suo cuore. La lezione pronunciata in maniera asciutta è che oggi la vita puo dirci qualcosa solo quando è perduta, fuori corso. Quello di Faretta è il primo grande film sull’Italia dei margini. Non è un evento, è una vicenda dello spirito.

 

Paolo Lagazzi 
Montedoro is more than a film: it is an initiatory adventure, a sacra rappresentazione, a lyrical parable about the sky that lurks in the cracks, the magma and the violence of memory. Faretta knows how to lead us by the hand with uncommon strength and delicacy, knows how to guide us with small touches or steps, knows how to suggest the quiet paths for us to scramble along the crests of a human, historical and natural reality that is arduous, barren and steep like the wrinkles of poverty, like the wounds of a past that has never been redeemed. Every moment, every contrast in his story is a visionary framework, an epiphanic and bloody incision, a venture in light and shadow, a concretion of moods, a knot of materials and debacles, a reverberation of fire and stones imbued with mysterious, ineffable and dark sensations like the cosmic mystery of pain. From these walls that are about to crumble, from these lands for wandering goats, from these creatures withered by the inability to summarise their fate in words, a poem is released that has the same energy of a Tarkovskij deeply in love with the elementary forms of the world, which has the same “Christian” and pagan beauty of the bags of Burri. Time sways, stops, traces back its steps while the protagonist wanders, falters, climbs the sacred mountain of the dead to be able to recognise that which has no end: the elusiveness of the past, it being a prisoner of ghosts. Montedoro seems to tell us that truth, wealth and the ultimate light of us all can only be found in the phantasmic nature of what is lost: life flourishes only at the abyss of death, at times, in the tragic singing, in the courage of tears.

Montedoro è più d’un film: è un’avventura iniziatica, una sacra rappresentazione, una parabola lirica su quel cielo che si annida nelle crepe, nel magma, nella violenza della memoria. Faretta sa condurci per mano con rara forza e delicatezza, sa guidarci con piccoli tocchi o passi, sa suggerirci i sentieri silenziosi per inerpicarci lungo i crinali di una realtà umana, storica e naturale impervia, brulla e scoscesa come le rughe della povertà, come le ferite di un tempo mai redento. Ogni attimo, ogni stacco del suo racconto è un quadro visionario, un taglio epifanico e sanguigno, un azzardo di luci e ombre, una concrezione di umori, un nodo di materie e sfaceli, un riverbero di fuochi e sassi intrisi di sensi arcani, ineffabili, oscuri come il mistero cosmico del dolore. Da questi muri sul punto di sbriciolarsi, da queste terre per capre raminghe, da queste creature arse dall’impossibilità di stringere in parole il loro destino si libera una poesia che ha lo stesso respiro del Tarkovskij più innamorato delle forme elementari del mondo, che ha la stessa “cristiana” e pagana bellezza dei sacchi di Burri. Il tempo ondeggia, si arresta, ritorna sui propri passi mentre la protagonista vaga, vacilla, risale la montagna sacra dei morti per poter arrivare a riconoscere ciò che non ha fondo: l’imprendibilità del passato, il suo essere prigioniero dei fantasmi. Solo nella natura fantasmica di ciò che è perduto, sembra dirci Montedoro, è custodita la verità, la ricchezza, la luce ultima di tutti noi: solo di fronte all’abisso della morte la vita s’impenna, a tratti, nel canto tragico, nel coraggio delle lacrime.

 

Andrea Di Consoli 
I was shaken when I realized that the small coffin from the final scene,
which refers to the great photographs of Pinna and Cartier-Bresson, was also my coffin – the coffin of the lucanian child that I am no more. I have fought all my life in order to not surrender in the ethos of origins. Everything seemed to be forgotten, but it wasn’t, it’s still all there, like in Montedoro, waiting for me to return. When Caterina Pontrandolfo whispers “My god, how steep is this building”, my emotional vertigo was as strong as that of Pia Marie Mann, sister of dismay.

Sono rimasto scosso quando ho capito che la piccola bara del finale, che rimanda alla grande fotografia dei Pinna e dei Cartier-Bresson, era anche la mia bara – la bara del bambino lucano che più non sono. Ho lottato tutta la vita per non soccombere nell’ethos delle origini. Sembrava tutto dimenticato, invece è ancora tutto lì, come a Montedoro, in attesa del mio ritorno. Quando Caterina Pontrandolfo sussurra “Madonna quanto è irti ‘sto palazzo”, la mia vertigine commossa è stata pari a quella della struggente Pia Marie Mann, sorella di sperdutezza.

 

Carmen Pellegrino 
I watched a preview of the movie Montedoro by Antonello Faretta, due to be released on April 15th.
It’s the story of the search of ones roots that many times find themselves entangled in abandonment.
A woman will leave the United States, where she lives, to look for her mother, and will arrive in Italy, in Lucania, in Montedoro.
Once arrived at the indescribable ravines she will discover with dread that the village has been completely abandoned.
Who will greet her in this land of the simple, where the world doesn’t seem to have entered yet?
And who are the souls that wander restlessly and keep saying “We don’t exist for the world. We exist only for Montedoro”?
It’s a beautiful film, shot in Craco. I hope you can watch it soon.
Antonello Faretta and I met thanks to Mario Martone, who read Cade la terra and told him about it, due to obvious thematic affinities and – maybe – for the bond that connects who is involved with the remains of a world that doesn’t have much to do with reality.
Antonello wrote to me and his film stroke me: I found stones entwined with births and deaths; the harsh words of a dialect that is also my own, as if made of the same stone. I found abandoned houses and the indisputable presence of certain absences…

Ho visto in anteprima il film Montedoro, di Antonello Faretta, in uscita il 15 aprile.
È la storia di una ricerca in affanno sulle proprie origini, che tante volte s’impigliano in un abbandono.
Una donna partirà dagli Stati Uniti, dove vive, per cercare sua madre e giungerà nel sud dell’Italia, in Lucania, a Montedoro.
Appena arrivata fra gli ineffabili calanchi scoprirà con suo raccapriccio che il paese è stato completamente abbandonato.
Chi l’accoglierà in quella terra di semplici, dove sembra non essere mai stato il mondo?
E chi sono quelle anime che vagano inquiete e dicono “Noi non esistiamo per il mondo. Noi esistiamo solo per Montedoro”?
È un film bellissimo, girato a Craco. Spero che possiate vederlo presto.
Antonello Faretta e io ci siamo incontrati grazie a Mario Martone che ha letto Cade la terra e ne ha parlato con lui, per evidenti vicinanze tematiche e – forse – per quel legame che unisce chi si occupa di scampoli di mondo fuori da ogni possibile rispondenza col reale.
Antonello mi ha scritto e il suo film mi ha folgorato: ho trovato le pietre intessute di parti e morti; le parole dure di un dialetto che è anche il mio, di pietra allo stesso modo; ho trovato le case abbandonate e la presenza indiscutibile di certe assenze…

 

Bruno Di Marino 
It is hard to define and classify a work like Montedoro , primarily because the narrative structure of the film is built on a true event and a character that really existed, and it is lived in front of the camera by the very same protagonist (who is also one of the producers of the film). And, secondly, because the aesthetics of Antonello Faretta are always on the borderline between documentary, fiction and experimentation, in the name of a true and authentic image, which however assumes greater force by being contaminated by an dreamlike-symbolic imagination. Montedoro is the story of a journey, a double journey: physical and concrete on the one hand, involving the return of a Lucanian-born American woman, Pia Marie Mann, to her roots; initiatory and psychoanalytic on the other, since the staging itself becomes a suggestive personal intimate psychodrama, which is ultimately also collective, because it inevitably also involves an entire community, that of Craco, a small town nestled in the mountains of the province of Matera, a phantasmal microcosm that was abandoned half a century ago after a landslide and a natural setting of a journey for the soul. If we describe Montedoro from a perspective of “genre” we could almost call it a ghost story, if we analyse it from an anthropological point of view, we would conclude that it is a complex and evocative ethnographic film that would have appealed to a scholar of Southern Italy such as Ernesto De Martino. The beauty of Montedoro, its visual power, lies precisely in a composite structure that includes bloody ancient rituals related to the Earth and to Nature, along with moments of found footage, with the super8 films documenting both the images of Craco before the landslide and the United States of the 1950s, that is, when the protagonist, as a child, arrived in the New World from a magical, primitive and ancestral universe. Faretta’s film draws its strength from this violent conflict, remaining balanced between past and present, dream and waking. In Montedoro there is great theatre (the reminiscences of childhood that, in a Bergmanian way, relive on a set that is effectively illuminated by Giovanni Troilo), but also a deep sensitivity to the landscape (the exterior in medium and long shots that dominate the story and perturb the protagonist’s and spectator’s soul and body). There is a surrealistic “panic” similar to Jodorowsky in Montedoro and, at the same time, extreme and charming realism, based on the long timing of the story, from the temporal pressure of each shot, which expands throughout, until the sequence shot: the arrival of the protagonist in the railcar, with this incredible window-screen behind her, becomes a kind of oneiric device that leads the woman to another temporal dimension, it makes her enter the realm of the unconscious. Montedoro is a film of stones and frayed, unravelled bodies stripped in every sense of the word. A film of real and inner ruins. A film of gradual and brutal revelations. In representing the painful reconstruction of his own past, Faretta demonstrates a deep sensitivity for the places and events, mindful of Pasolini, Rossellini and Kiarostami’s lessons, and wraps up – in the beautiful finale – an emotional storyline. We could say that Montedoro is a psychomagic film, since the director compelled the performer herself face her existential drama without even being aware she was doing so. Her tears are real, as well as the fact that she relives her past and gets rid of the spectres that inhabit it. But there is another characteristic that makes Montedoro a unique film in terms of the staging. Faretta has worked on this film for several years, through a long preparation, by studying and planning carefully the various shots, living in places of this pre-existing set and filming a first version with the aid of a simple iPhone, adhering fully to the subject and the content of what he wanted to relate. His adhesion is physical. Only later did Montedoro take the “broadcast” form that we know. This is not just a detail; it is not a technological curiosity. Montedoro is not only a challenge, but it also constitutes a significant contemplation on the system and, therefore, on an idea of an audio-visual work suspended between real life and fiction, that goes beyond any code or rule, pointing the way to the cinema of the future.

È difficile definire e classificare un’opera come Montedoro, innanzitutto perché la narrazione del film si struttura a partire da un evento e da un personaggio reale ed è vissuto davanti alla macchina da presa dalla stessa protagonista (che è poi anche uno dei produttori del film). E, in secondo luogo, perché l’estetica di Antonello Faretta si muove da sempre su un territorio di confine tra documentario, finzione e sperimentazione, nel segno di una verità e autenticità dell’immagine che, tuttavia, assume maggior forza contaminandosi con un immaginario onirico-simbolico. Montedoro è la storia di un viaggio, un viaggio duplice: fisico e concreto da un lato, che si articola in un ritorno alle proprie radici da parte di una donna statunitense di origini lucane, Pia Marie Mann; iniziatico e psicanalitico dall’altro, poiché la stessa messa in scena diventa un suggestivo psicodramma personale, intimo, ma anche collettivo, poiché coinvolge inevitabilmente anche un’intera comunità, quella di Craco, piccolo paese arroccato sulle montagne della provincia di Matera, microcosmo fantasmatico, abbandonato mezzo secolo fa in seguito a una frana e scenografia naturale di un percorso dell’anima. Se leggessimo Montedoro da un’ottica di “genere” potremmo definirla quasi una ghost story, se lo analizzassimo da una prospettiva antropologica, dovremmo concludere che si tratta di un complesso e suggestivo film di carattere etnografico, che non sarebbe dispiaciuto a uno studioso del Sud Italia come Ernesto De Martino. La bellezza di Montedoro, la sua potenza visuale risiede proprio in una struttura composita che include cruenti rituali antichi legati alla Terra e alla Natura, insieme a momenti di found-footage, con i super 8 che documentano sia le immagini di Craco prima della frana, sia gli Stati Uniti degli anni ’50, quando cioè la protagonista ancora bambina è sbarcata nel Nuovo Mondo proveniente da un universo magico, primitivo e ancestrale. Il film di Faretta trae la sua forza proprio da questo violento contrasto, mantenendosi in bilico tra passato e presente, sogno e veglia. In Montedoro c’è grande teatro (le reminiscenze dell’infanzia che bergmanianamente rivive negli interni illuminati con grande efficacia da Giovanni Troilo), ma anche una profonda sensibilità verso il paesaggio (gli esterni in campo medio e lungo che dominano il racconto e scuotono l’anima e il corpo della protagonista oltre che dello spettatore). C’è un surrealismo “panico” alla Jodorowsky in Montedoro e, al tempo stesso, un realismo estremo e affascinante, basato sui tempi lunghi del racconto, dalla pressione temporale di ogni inquadratura, che si espande a volte fino al piano-sequenza: l’arrivo in littorina della protagonista, con questa incredibile finestra-schermo alle sue spalle, diviene una sorta di dispositivo onirico che conduce la donna verso un’altra dimensione temporale, la fa accedere nel regno dell’inconscio. Montedoro è un film di pietre e di corpi, consunti, svelati, messi a nudo in tutti i sensi. Un film di macerie reali e interiori. Un film di graduali e brutali rivelazioni. Nel rappresentare la dolorosa ricostruzione del proprio passato Faretta dimostra una profonda sensibilità per i luoghi e per gli eventi, memore della lezione di Pasolini, Rossellini e Kiarostami, tirando le fila – nel bellissimo finale – di una trama emozionale. Potremmo dire che Montedoro è cinema psicomagico, poiché la stessa interprete è stata messa di fronte al suo dramma esistenziale dal regista a sua insaputa. Le sue lacrime sono vere, così come il suo rivivere il passato liberandosi dei fantasmi che lo popolano. Ma c’è un’altra caratteristica che fa di Montedoro un film singolare sotto il profilo della messa in scena. Faretta ci ha lavorato per diversi anni, attraverso una lunga preparazione, studiando e pianificando con cura le varie inquadrature, vivendo nei luoghi di questo set pre-esistente e girando una prima versione con l’ausilio di un semplice iPhone, aderendo totalmente al soggetto e alla materia di cio che voleva raccontare. La sua è un’adesione fisica. Solo in un secondo tempo Montedoro ha assunto la forma “broadcast” che conosciamo. Non è un dettaglio da poco, non si tratta di una curiosità tecnologica. Montedoro non rappresenta solo una sfida, ma costituisce anche una significativa riflessione sul dispositivo e, quindi, su un’idea di opera audiovisiva sospesa tra vita reale e finzione, che travalica qualsiasi codice e qualsiasi regola, indicandoci la strada per il cinema del futuro.

 

credits

Credits

Direction, story, screenplay: Antonello Faretta
Director of photography: Giovanni Troilo
Editing: Maria Fantastica Valmori
Executive producer: Adriana Bruno
Original soundtrack: Vadeco and a song by Enrico Caruso
Set design: Nunzia Decollanz
Costume design: Federica Groia
Sound: Stefano Sabatini
Sound design and mix: Marcos Molina
Postproduction: Fotocinema
Producer: Antonello Faretta, Adriana Bruno, Pia Marie Mann

Cast: Pia Marie Mann, Joe Capalbo, Caterina Pontrandolfo, Luciana Paolicelli, Domenico Brancale, Anna Di Dio, Mario Duca, Aurelio Donato Giordano, Joan Maxim and the Craco inhabitants

Production: Noeltan Film Studio
In collaboration with: Todos Contentos Y Yo Tambien, Rattapallax Films USA, Astrolabio Brazil, FESR Basilicata 2007/2013, Unione Europea, Regione Basilicata, Repubblica Italiana
With the support of: Lucana Film Commission, APT Basilicata, The Craco Society, Nomadica

Shooting format: Super 16mm color – 2.35:1
Screening format: DCP
Audio format: Dolby Surround
Language: Italian, English and local dialects
Subtitles: Italian and English

Genre: Drama
Country: Italy
Year: 2015
Duration: 90 min.

International sales company: TVCO
Italian distributor: Noeltan Film Studio
Press office: Reggi&Spizzichino Communication

Regia, soggetto, sceneggiatura: Antonello Faretta
Direttore della fotografia: Giovanni Troilo
Montaggio: Maria Fantastica Valmori
Produttore esecutivo: Adriana Bruno
Colonna sonora: Vadeco e una canzone di Enrico Caruso
Scenografie: Nunzia Decollanz
Costumi: Federica Groia
Souno: Stefano Sabatini
Sound design e mix: Marcos Molina
Postproduzione: Fotocinema
Produttori: Antonello Faretta, Adriana Bruno, Pia Marie Mann

Interpreti: Pia Marie Mann, Joe Capalbo, Caterina Pontrandolfo, Luciana Paolicelli, Domenico Brancale, Anna Di Dio, Mario Duca, Aurelio Donato Giordano, Joan Maxim e gli abitanti di Craco

Produzione: Noeltan Film Studio
In collaborazione con: Todos Contentos Y Yo Tambien, Rattapallax Films USA, Astrolabio Brazil, FESR Basilicata 2007/2013, Unione Europea, Regione Basilicata, Repubblica Italiana
Con il supporto di: Lucana Film Commission, APT Basilicata, The Craco Society, Nomadica

Formato di ripresa: Super 16mm color – 2.35:1
Formato di proiezione: DCP
Audio: Dolby Surround
Lingua: italiano, inglese e dialetti locali
Sottotitoli: italiano, inglese

Genere: Drammatico
Paese: Italia
Anno: 2015
Durata: 90 min.

Vendite internazionali: TVCO
Distribuzione italiana: Noeltan Film Studio
Ufficio stampa: Reggi&Spizzichino Communication

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Production / Produzione

noeltan

 

In collaboration with / In collaborazione con

todos   rattapallax   astrolabio   fesr_basilicata   fondo_europeo

 

With the support of / Con il supporto di

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Faretta’s Bio

Was born in 1973 in Potenza. Some of his works are Lei lo Sa, Da Dove Vengono le Storie?, Il Vento, la Terra, il Grasso sulle Mani, Nine Poems in Basilicata, Transiti and The Garden of Hope. His films have featured in international film festivals, art galleries and museums throughout the world such Centre Pompidou, Museum of Contemporary Art Barcelona, Cannes Film Festival, Galerie du Jour Agnes B., Rotterdam Film Festival, Hot Docs Toronto and Pen World Voices Festival New York. Montedoro is his first feature film.

antonellofaretta.it

 

È nato nel 1973 a Potenza. Tra le sue opere Lei lo Sa, Da Dove Vengono le Storie?, Il Vento, la Terra, il Grasso sulle Mani, Nine Poems in Basilicata, Transiti e Il Giardino della Speranza, presentate in numerosi festival internazionali del cinema, gallerie e musei d’arte contemporanea del mondo tra cui Centre Pompidou, Museo di Arte Contemporanea Barcelona, Cannes Film Festival, Galerie du Jour Agnes B., Rotterdam Film Festival, Hot Docs Toronto e Pen World Voices Festival New York. Montedoro è il suo primo lungometraggio.

antonellofaretta.it

 

 

clip

Clip

CLIP #1

 

CLIP #2

 

CLIP #3

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Photo backstage

Giovanni Lancellotti

Giovanni Lancellotti

Gallery
Francesca Zito

Francesca Zito

Gallery
Giorgia Ruggiano

Giorgia Ruggiano

Gallery

 

 

 

numbers

Montedoro’s numbers

64

HOURS OF SHOT

3839

MINUTES OF SHOT

14936

METERS OF FILM

287

EDITING CUTS

28

KODAK 500 REELS

70

FUJI 160 REELS

20

FUJI 250 REELS

118

REELS (TOTAL)

vod

Video On Demand

MONTEDORO is available on VOD in the English version.

Antonello Faretta’s beautiful film, presented at numerous international festivals and enthusiastically received by critics and public, after a nationwide release in Italian cinemas, is now accessible to all those who have loved it on the big screen and to all those who have heard of it, but could not see it until now!

PLATFORMS:    VIMEO

 

MONTEDORO è disponibile in VOD nella versione italiana.

Il bellissimo film di Antonello Faretta presentato in numerosi festival internazionali e accolto con entusiasmo dalla critica di settore e dal pubblico, dopo la sua uscita nelle sale italiane è ora accessibile a tutti coloro che lo hanno amato su grande schermo e a quelli che ne hanno sentito parlare ma che non l’hanno visto ancora.

PIATTAFORME:    VIMEO

 

festival

Festival

dal 15 aprile al cinema: Montedoro Tour. Viaggio in Italia

 

Date Year Location Festival/Cinema Section Link
November 1 2016 Bella (Italy) Cineteatro Periz 13° Bella Basilicata Film Festival
October 30 2016 Monopoli (Italy) Castello Carlo V PhEST Cinema Link
September 26 2016 Napoli (Italy) Cinema Metropolitan 18° Napoli Film Festival Link
September-October 27-2 2016 Siena (Italy) Cinema Nuovo Pendola 20° Terre di Siena Film Festival Link
September 3 2016 San Diego (USA) Cinema Little Italy Firehouse Museum San Diego Link
August 19-20 2016 Mantova (Italy) Mantova Film Fest Concorso Link
July 24 2016 Como (Italy) 4° Lake Como Film Festival Longscapes Link
July 23-30 2016 Gallio (Italy) XX Gallio Film Festival Opere prime Link
July 8-17 2016 Topolò (Italy) Stazione di Topolò – Postaja Topolove Link
July 2 2016 Trieste (Italy) 17° ShorTS International Film Festival Nuove Impronte Link
June 24 2016 Luino (Italy) Festival internazionale di Poesia di Genova Poevisioni Link
April 3-4 2016 Paris (France) Terra di Cinema. Festival du nouveau cinéma italien Compétitions Link
March 30 2016 New York (USA) CUNY University / Calandra Italian American Institute Special event Link
March 9 2016 Matera (Italy) Cinema Comunale / V Meeting Internazionale del Cinema Indipendente Anteprima italiana Link
January 16 2016 Dhaka (Bangladesh) 14th Dhaka International Film Festival Cinema of the World Link
December 1 2015 Madrid (Spain) 8º Festival de Cine Italiano de Madrid Largometrajes Link
November 5-15 2015 Saint Louis (USA) 24th Annual Whitaker St. Louis International Film Festival Narrative features Link
October 22 2015 Bogotá (Colombia) 32° Bogotá International Film Festival Official competition Link
Sept. 24 – Oct. 10 2015 Sydney-Adelaide-Canberra-Melbourne-Perth-Brisbane (Australia) Lavazza Italian Film Festival Lights/Drama/Action! Link
September 23-29 2015 Annecy (France) Festival Annecy Cinéma Italien Compétition fiction Link
September 2-3 2015 Montreal (Canada) Montreal Film Festival Focus on World Cinema Link
May 31 2015 Balneário Camboriú (Brazil) Cineramabc Official Selection Link
April 17-25 2015 Nyon (Switzerland) Visions du Réel Market – Media library Link
March 28 2015 Atlanta (USA) Atlanta Film Festival World Premiere – Narrative Feature in Competition Link
March 6-15 2015 Guadalajara (Mexico) Guadalajara Int. Film Festival Market – Video library Link
press

Press

recensione /
Il paese dei fantasmi
Cristina Piccino | il manifesto | 6 giugno 2016
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recensione /
‘Montedoro’: un film per abbandonare l’abbandonare l’abbandono
Lello Voce | Il Fatto Quotidiano | 26 maggio 2016
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segnalazione /
Ritorno a Montedoro, il fascino dell’apocalisse
Laura Simone | Il Gazzettino (Treviso) | 13 maggio 2016
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recensione /
Montedoro: la furtiva lacrima di Craco, il paese che scompare
Giulia Marras | Diari di Cineclub | N. 39 – Maggio 2016
LEGGI (PDF pg.46)

segnalazione /
Martedì 3 il racconto in film del paese fantasma Montedoro
Daniele Cavalla | TorinoSette (La Stampa) | 29 aprile 2016
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segnalazione /
Montedoro di Antonello Faretta
Kinodromo | 27 aprile 2016
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intervista tv /
‘Montedoro’, storia di una donna e di un paese fantasma
di Susanna Rotunno | RaiNews | 26 aprile 2016
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recensione /
Montedoro
Marta Terzi | Storia dei Film | 24 aprile 2016
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recensione /
Montedoro
Elisabetta Colla | Taxi Drivers | 24 aprile 2016
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recensione /
Montedoro – Passato e malinconia
Erika Ruffoni | Darauma View | 20 aprile 2016
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recensione /
Montedoro. Nella città fantasma
Stefano Coccia | Cineclandestino | 19 aprile 2016
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recensione /
Montedoro, di Antonello Faretta
Marco Bolsi | Sentieri Selvaggi | 18 aprile 2016
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recensione /
Montedoro
Luca Spina | PressView | 18 aprile 2016
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recensione /
Montedoro
Martina Calcabrini | Silenzio in sala | 18 aprile 2016
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intervista tv /
Antonello Faretta e Pia Marie Mann presentano Montedoro
Cinematografo | RaiUno | 17 aprile 2016
GUARDA (dal minuto 23:00)

recensione /
Montedoro
C.BA. | Film TV | 17-23 aprile 2016
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recensione /
Montedoro di Antonello Faretta
Nicola Nimi Cargoni | Rapporto Confidenziale | 16 aprile 2016
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intervista radiofonica /
Antonello Faretta presenta Montedoro
aspettando Ogni Maledetta Domenica | Radio Città Aperta | 16 aprile 2016
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recensione /
Montedoro. Un film sull’anima di Craco, città fantasma della Basilicata
Furio Spinosi | CineMonitor | 15 aprile 2016
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recensione /
Il mito e lo spirito di Craco nel Montedoro di Antonello Faretta
Camera Look | 15 aprile 2016
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recensione /
Montedoro / Da oggi al cinema il film del regista Antonello Faretta
ilsussidiario.net | 15 aprile 2016
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recensione /
Montedoro, girato nel paese fantasma di Craco e diretto da Antonello Faretta
River Flash | 15 aprile 2016
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recensione /
“Montedoro” di Faretta arriva al cinema
Il Quotidiano della Basilicata | 15 aprile 2016
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recensione /
Montedoro
Massimo Frezza | Movie Trainer | 15 aprile 2016
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recensione /
Montedoro di Antonello Faretta
Racconti di cinema | 15 aprile 2016
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intervista radio /
Antonello Faretta, regista del film ‘Montedoro’
Visionari | Radio Onda Rossa | 14 aprile 2016
ASCOLTA (dal minuto 25:00)

recensione /
Montedoro
Raffaele Meale | Quinlan | 14 aprile 2016
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recensione /
Montedoro
Eva Pettinicchio | Cinematographe | 14 aprile 2016
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recensione /
Montedoro – Racconti lucani di Antonello Faretta
Maria Teresa Squillaci | cinemaitaliano.info | 14 aprile 2016
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segnalazione /
Cineweekend
Cinespettacolo.it | 14 aprile 2016
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recensione /
Montedoro una città di fantasmi
Camillo De Marco | Cineuropa | 14 aprile 2016
ITAENGFRA 

recensione /
Montedoro
Stefano Colagiovanni | Close-Up | 14 aprile 2016
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recensione /
Montedoro
Eva Pettinicchio | Cinematographe | 14 aprile 2016
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\ recensione
Favole tecnologiche e classiche commedie
Franco Montini | la Repubblica (Roma) | 13 aprile 2016
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\ recensione
«Montedoro» esce nelle sale da venerdì in tutta Italia
Francesco Mele | La Gazzetta di Basilicata / Gazzetta del Mezzogiorno | 13 aprile 2016
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\ segnalazione
Buio in sala: le uscite della settimana (13-18 aprile)
Il Profumo della Dolce Vita | 13 aprile 2016
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\ segnalazione
Le uscite del weekend
Pino Dangola | TrovaCinema (la Repubblica) | 13 aprile 2016
LEGGI

\ recensione
Montedoro
di Anna Pennella | Cinemamente | 10 aprile 2016
LEGGI

\ recensione
Montedoro non è un luogo fantasma
Terza Pagina | 10 aprile 2016
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\ recensione
Quattro film italiani da vedere al cinema questo weekend
di Roberto Silvestri | Pagina99 | 8 aprile 2016
LEGGI/ASCOLTA

\ recensione
Montedoro
di Marco Minniti | Fuoriprogramma.net | 7 aprile 2016
LEGGI

\ recensione
Montedoro, alla ricerca delle radici perdute
di Eleonora Gitto | VEB.it | 6 aprile 2016
LEGGI

\ recensione
Montedoro
di Paola Casella | MYmovies | 5 aprile 2016
LEGGI

\ recensione
Montedoro
di Rosa Antonella Cannata | OperePrime.org | 4 aprile 2016
LEGGI

\ recensione
Montedoro, un film che cattura il tempo
di Valerio Di Lorenzo | 2duerighe | 4 aprile 2016
LEGGI

\ recensione
Montedoro: dal paese abbandonato di Craco al cinema
di Cut-tv’s | Cineblog.it | 4 aprile 2016
LEGGI

\ recensione
Montedoro
di Marco Cacioppo | Nocturno | n.161, aprile 2016
LEGGI

\ review
“Montedoro” – A new film that captures the ghost city of Matera
PRIMO Magazine | April, 2016
READ

\ recensione
Montedoro di Antonello Faretta
di Marina Pavido | ENTR’ACTE | 31 marzo 2016
LEGGI

\ recensione
Montedoro – Elegiaco canto di una terra ferita
di Mimmo Mastrangelo | cinemaitaliano.info | 17 marzo 2016
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\ recensione
«Montedoro» e la periferia dell’anima
di Serafino Paternoster | La Gazzetta di Basilicata | 14 marzo 2016
LEGGI (PDF)

\ servizio tv + intervista
Cercando le proprie radici
a cura di Giovanni La Manna | TGR Basilicata edizione delle 19.30 | 10 marzo 2016
GUARDA

\ intervista radio
Montedoro a TatamiGlobo
TatamiGlobo | 10 marzo 2016
ASCOLTA

\ review
Montedoro Movie Review
by Chiara Spagnoli Gabardi | Shockya | February 26, 2016
READ

\ intervista tv
Intervista ad Antonello Faretta a Il caffè di Raiuno
a cura di Guido Barlozzetti con Carmen Pellegrino | Raiuno | 16 febbraio 2016
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\ review + interview
All Roads Lead to Basilicata…
Jeannine Marie | Italian Cinema & Art Today | September 1, 2015
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\ intervista
Cosa resta di una comunità estinta
a cura di Ivan Moliterni | Marla – Cinema alla fine delle immagini | luglio 2015
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\ recensione
In un paese fantasma del materano la ricerca di una vita
a cura di Michele Fumagallo | Alias (il manifesto) | 25 giugno 2015
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\ intervista
Piantare pali nella terra dura. Intervista ad Antonello Faretta
a cura di Maurizio Inchingoli | Rifrazioni | anno 7, numero 15, maggio 2015
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\ video interview
MONTEDORO director Antonello Faretta and actress Pia Marie Mann
by Dean Treadway & Rich Gedney | Movie Geeks United! | May 3, 2015
VIEW

\ review
Montedoro: A Film By Antonello Faretta
by Cheri Passell | I Love Italian Movies | April 15, 2015
READ

\ recensione
Montedoro all’Atlanta Film Festival
a cura di Paride Leporace | parideleporace.it | 27 marzo 2015
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\ recensione
“Montedoro”, dall’America alla Basilicata per cercare le origini
a cura di Ambra Notari | Redattore Sociale | 22 marzo 2015
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\ intervista video
Approfondimento. Montedoro, il primo lungometraggio di Antonello Faretta
TRM h24 | febbraio 2015
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\ intervista
Antonello Faretta e il sogno di “Montedoro”
a cura di Francesco Altavista | Il Quotidiano del Sud | 28 febbraio 2015
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\ intervista
Montedoro, il film che racconta il senso di una comunità: intervista ad Antonello Faretta
a cura di Luigi Caputo | NoteVerticali.it | 24 febbraio 2015
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Clip #3
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