marzo 23, 2015 amministrazione

Montedoro su Redattore Sociale

“Montedoro”, dall’America alla Basilicata per cercare le origini
Opera prima di Antonello Faretta, giovane regista lucano, il film è la storia di una donna americana che scopre inaspettatamente le sue origini e intraprende un viaggio alla ricerca della madre biologica. Arriverà in un borgo abbandonato nel Sud Italia. In anteprima all’Atlanta Film Festival il 28 marzo

a cura di Ambra Notari (Redattore Sociale, 22 marzo 2015)

ROMA – Craco sorgeva sul cucuzzolo di una collina di creta, nello splendido scenario dei calanchi lucani. Oggi è conosciuto come ‘il paese fantasma’ dopo che una frana, nel 1963, l’ha distrutto. Il nuovo centro, Craco Peschiera, è sorto a valle. Ma alcuni crachesi, una ‘comunità resiliente’, si sono spostati dall’altro lato della montagna: una decina di case raccolta sotto al nome di Craco Sant’Angelo. È questa la location scelta da Antonello Faretta, giovane regista potentino, per il suo primo lungometraggio, ‘Montedoro’. Non solo: Craco è anche – e soprattutto – uno dei due motivi che ha portato alla nascita del film. L’altro è la protagonista, Pia Marie Mann. “Conoscevo Craco perché vi girai uno dei capitoli dei ‘Nine Poems in Basilicata’, poetry film su 9 differenti poemi scritti e interpretati dall’artista italo-americano John Giorno, tra i massimi esponenti della beat generation. Misi quel capitolo su Internet, e diversi anni dopo mi contattò un membro della Craco Society di New York, un’associazione di circa 700 persone tutte discendenti di Craco. Mi disse che con molti di loro stava organizzando un viaggio proprio in Basilicata, per ricongiungersi al loro paese d’origine: Craco, un villaggio totalmente abbandonato con le sue radici oltreoceano. Così mi sono imbattuto nella storia di Pia Marie Mann”.

La donna, allora 63enne, nata a Craco, a 4 anni venne data in adozione a una famiglia americana: quel viaggio in Italia, per lei, avrebbe rappresentato un ritorno alle origini. Scelse di tornare per ritrovare la madre biologica: “Decisi di seguirli, per documentare il loro incontro con le macerie di quel paese che nel film abbiamo battezzato Montedoro”. Dopo quell’esperienza, Faretta rimane 7 anni a Craco, per raccogliere il materiale per il lungometraggio che, nel frattempo, aveva preso corpo nella sua testa: “Ho chiesto aiuto per reperire vecchi filmati per ricostruire la vita nel paese prima della frana. Ne ho trovati tanti, dal 1929 al 1963, incluso l’ultimo filmato girato a Craco quando ancora c’era vita. Nel film, parto dall’identità personale per arrivare al sentimento, ai volti, alla vita di questi luoghi. Perfetto esempio del nostro presente franato”.

L’ARTICOLO IN VERSIONE INTEGRALE SU RADATTORE SOCIALE

Tagged: , , , ,

Contact / Contatti